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"La
parola agisce solo quando ne incontra una seconda che la
provoca, la costringe ad uscire dai binari dell'abitudine, a
scoprirsi nuove capacità di significare...occorre una certa
distanza tra le due parole, occorre che l'una sia
sufficientemente estranea all'altra, e il loro accostamento
discretamente insolito, perchè l'immaginazione sia costretta a
mettersi in moto per istituire tra loro una parentela, per
costruire un insieme (fantastico) in cui i due elementi estranei
possano convivere."
(
Grammatica della fantasia)
G.Rodari
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Il
palazzo di gelato
Una volta, a
Bologna fecero un palazzo di gelato proprio in Piazza Maggiore,
e i bambini venivano da lontano a dargli una leccatina.
Il tetto era di
panna montata. Il fumo dei comignoli di zucchero filato, i
comignoli di frutta candita. Tutto il resto era di gelato: le
porte di gelato, i muri di gelato, i mobili di gelato. Un
bambino piccolissimo si era attaccato ad un tavolo e gli leccò
le zampe una per una, fin che il tavolo gli crollò addosso con
tutti i piatti, e i piatti erano di gelato al cioccolato,il più
buono.
Una guardia del
Comune, ad un certo punto, si accorse che una finestra si
scioglieva. I vetri erano di gelato alla fragola, e si
squagliavano in rivoletti rosa. "Presto!" gridò la guardia. "Più
presto ancora". E tutti giù a leccare più presto, per non
lasciare andare perduta una sola goccia di quel capolavoro. "Una
poltrona!" implorava una vecchiettina che non riusciva a farsi
largo fra la folla.
"Una poltrona per
una povera vecchia. Chi me la porta? Coi braccioli, se é
possibile". Un generoso pompiere corse a prenderle una poltrona
di gelato alla crema e pistacchio, e la povera vecchietta, tutta
beata, cominciò a leccarla proprio dai braccioli.
Fu un gran giorno,
quello e per ordine dei dottori nessuno ebbe il mal di pancia.
Ancora adesso, quando i bambini chiedono un altro gelato, i
genitori sospirano: " Eh, già, per te ce ne vorrebbe un palazzo
intero, come quello di Bologna".
Favole al telefono
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